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Olanda, il primo paese dalla parte degli internauti

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L'otto maggio 2012 è il giorno in cui i Paesi Bassi hanno adottato una legislazione che salvaguarda un rete sicura e aperta nel paese nord europeo. E' la prima nazione europea a inserire la neutralità della rete nel proprio codice legislativo. Inoltre, sono state aggiunte regolamentazioni che hanno lo scopo di proteggere gli utenti da disconnessioni e da intercettazioni da parte degli Internet Service Provider. Il movimento Bits of Freedom, che si batte da sempre per i diritti degli internauti, ha salutato con entusiasmo la notizia, nella speranza che presto, questo tipo di leggi possano essere adottate anche in altri paesi del mondo.

Le leggi sulla neutralità della rete proibiscono agli ISP di interferire con il traffico dei propri utenti. E' previsto che possano essere usate tecniche di gestione del trafico, ma a solo scopo di scongiurare congestionamenti delle linee e per ragioni di sicurezza, ma solo se queste misure sono prese per l'interesse degli utenti.

Uno dei punti cruciali è sicuramente la regolamentazione delle restrizioni sulle intercettazioni. Agli ISP viene fatto divieto di intercettare il trafico degli utenti usando metodi più o meno invasivi quali DPI (deep packet inspection). Le intercettazioni sono possibli solo in alcune circostanze e comunque solo con l'autorizzazione dell'utente. Autorizzazione che l'utente può ritirare in ogni momento.

Secondo la nuova legge, gli ISP non hanno diritto di disconnettere i propri utenti, se non in alcuni limitatissimi casi. Tra questi c'è sicuramente il mancato pagamento delle bollette.

E-book, Apple e gli editori accusati di gestire un cartello

Written by admin. Posted in Tecnologia

Kindle Touch Foto Kindle Touch

Tempi duri per il settore dei libri. L’avvento degli e-book e degli e-book reader, infatti, sta per creare problemi non da poco riguardo alla loro gestione. Qualcosa di molto simile a quanto avvenuto per l’industria della musica con gli Mp3. Non a caso ancora una volta sarebbe coinvolta la Apple, insieme a cinque grandi editori americani.

 Qual è il problema? Il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un fascicolo nei confronti di Apple e degli editori Hachette, Harper Collins, MacMillan, Penguin e Simon&Schuster. L’accusa sarebbe di aver aperto un cartello del mercato degli e-book con metodi giudicati scorretti per la libera concorrenza. Per capire a cosa ci si riferisca, occorre andare agli albori del mercato del libro elettronico: un tempo la quasi totalità del mercato era nelle mani di Amazon, che grazie al suo Kindle e al facile collegamento con la rete era in grado di imporre i suoi prezzi agli editori. Non essendoci ancora un modello, era la stessa Amazon a stabilire il costo di ogni singolo libro, potendosi così permettere offerte molto convenienti e a volte persino sotto costo. Agli editori, però, ancora abituati al tipo di produzione e guadagni del cartaceo, la cosa non garbava moltissimo. Arrivò così il momento di Steve Jobs e del suo iBook Store. Apple, contrariamente ad Amazon, assunse il ruolo di mera agenzia di promozione degli e-book che aveva in gestione. Questa volta erano gli editori a stabilire il prezzo di vendita e siccome la casa di Cupertino tratteneva una percentuale, non aveva motivo di porre eccessivi freni al costo del singolo volume digitale. Ovviamente gli editori si sono mostrati molto più aperti nei confronti del “sistema agenzia” e il mercato stesso ha finito per costringere Amazon ad adottare lo stesso sistema di vendita. Ricordiamo che stiamo parlando di un mercato, quello americano, dove comunque i libri digitali costano molto meno che in Italia. Anche in Europa l’Antitrust si era spesso fatta delle domande circa la gestione di Apple del mercato degli e-book. In questo momento nulla può essere stabilito, in quanto le indagini sono ancora in corso. Come sempre, però, abbiamo da una parte gli editori, che ancora si ostinano a non volersi schiodare dai vecchi modelli di produzione e vendita, mentre dall’altra parte abbiamo gli utenti, che ancora non stanno dando sufficienti motivazioni a livello di acquisti perché il mercato si decida a fare il salto. A prescindere dalla questione puramente legale, voi pensate che sia giusto che gli e-book sostituiscano i libri cartacei, non fosse altro per pagarli di meno?

Calo di interesse degli sviluppatori Android

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Nuove preoccupazioni per Google, sembra che l'interesse degli sviluppatori non stia andando nella direzione giusta.

Un indagine su oltre 2100 sviluppatori, frutto della collaborazione tra IDC e Appcelator, un vendor di piattaforme per lo sviluppo di app per dispositivi mobili, ha rivelato che il 78,6% degli sviluppatori si è dichiarato interessato a creare app per smartphone con Android. Questi i numeri per il primo trimestre del 2012. Non male in numeri assoluti, ma se si pensa che nell'ultimo trimestre del 2011 erano l'83,3% e che all'inizio dell'anno scorso addirittura 87 ogni 100, si iniziano ad accendere un po di lampadine rosse.

"Questo declino nell'interesse ha come causa principale la fragmentazione massiva della piattaforma" è l'opinione di Mike King uno dei principali esperti di strategia e marketing alla Appceletor "Se si guarda agli altri numeri, la percentuale di mercato coperta dai dispositivi mobili con sistema operativo Android è in aumento, ma allo stesso tempo per gli sviluppatori si tratta di una situazione spinosa"

Ad ogni modo Android continua a essere il fulcro principale dell'interesse degli sviluppatori di app per dispositivi mobili. Solo Apple è in grado di fare di meglio con l'89% degli sviluppatori che dichiarano di voler creare app per iOS. La chiave per fermare l'emoraggia è riuscire ad unificare gli smartphone e i tablet con Android sotto un unica versione del sistema operativo. Creando quindi meno incertezze per gli sviluppatori. Altrimenti si rischia di finire come la RIM, che ha visto crollare l'interesse dal 37% al 15% in un anno.